IL NEURO-RIMEDIO ALLO STRESS:

LA CONTEMPLAZIONE DELLA BELLEZZA

Alcune brevi riflessioni su quella particolare condizione della psiche più genericamente definita ‘stress‘: oltre ad essere la diagnosi più frequente utilizzata dai medici frettolosi, costituisce il pretesto più ricorrente mediante il quale le case farmaceutiche ci rifilano le “miracolose tisane della serenità” e “pillole per ritrovare la pace interiore“. Ma non temete, se la mera terapia farmacologica non dovesse avere effetti, qualche mese fa sono state lanciate le famose ”App per il rilassamento guidato”! Il funzionamento consiste nel porsi dinanzi uno schermo per svariati minuti fino a divenire un automa completo, fantastico no?! 

Attualmente, il più frequente fattore da cui derivano condizioni di stress può essere individuato nella spasmodica ricerca del rimedio stesso. 

Travolti dalle continue pubblicità di corsi, sessioni ed integratori che promettono la serenità eterna, ci è divenuto ormai impossibile credere che la cura per i nostri affanni in realtà, risieda attorno a noi, semplice e gratuita:

la contemplazione del ‘bello‘ (inteso come esperienza prettamente soggettiva) è la più autentica garanzia del benessere che vi possa esistere! Ciò è stato teorizzato dalla Neuroestetica, lo studio che permette di indagare sui meccanismi neuronali responsabili delle reazioni emotive che si verificano osservando un quadro, ascoltando brani o leggendo una poesia. 

Questa branca della Neurobiologia fu fondata nel 1994 da Semir Zeki, docente dell’University College of London

Lo studioso analizzó le componenti coinvolte nell’esperienza estetica: cosa avviene nel nostro cervello quando questo si relaziona con ciò che definiamo ”bello” o ”brutto’‘?

Le reazioni organiche che si generano riguardano l’alterazione delle sinapsi e la conseguente produzione di serotonina(comunemente noto come ormone della felicità

È fondamentale precisare che i ricercatori non possano stabilire cosa sia la bellezza scientificamente.

Le tesi Neuroestetiche continuano a svilupparsi tramite le indagini condotte su soggetti affetti da patologie psichiatriche: si è appurato che l’esposizione di soggetti affetti da infermità psichiche alle stimolazioni artistiche favoriscono un benessere alla loro condizione.

‘ll colore è il mezzo per esercitare un influsso diretto sull’ anima. Il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde, l’artista è la mano che con questo e quel tasto porta l’anima a vibrare”

[Kandinskij, Spirituale nell’arte, 1909]

Il MOMA a New York ad esempio, organizza giornate in cui permette il libero accesso ai pazienti delle cliniche psichiatriche con l’ausilio di programmi specializzati. 

Il dato certo è che le manifestazioni artistiche garantiscano il benessere interiore ma, in una società in cui il genio artistico viene soppresso dalle ‘buone’ politiche oscurantiste o dove il musicista, il letterato e il regista sono soggetti al giudizio dell’opinione pubblica condizionata dal ‘politicamente corretto’, la fruizione dell’arte è divenuta sempre più indiretta e distaccata. 

L’esperienza artistica oggi è merchandising:Il musicista è il commerciante digital di brani a €9.99 al mese; il curatore delle mostre è il capitalista di opere e l’artista è suo servo.

Se oggi la contemplazione appare a molti un rimedio astratto ed assurdo allo stress è perché i tanti ostacoli la rendono un’esperienza limitata e alquanto inaccessibile.

L’invito è quello di smettere di ottundere e filtrare ogni forma d’arte, ritrovando la più autentica ed umana esperienza contemplativa, quale nostro imprescendibile diritto a partire dalla nascita. 

Benedetta Ippolito

UNTHÈCONTE