“Smart”virus: la pandemia digitale

“la comunicazione elettrica non sarà mai un sostituto del viso di qualcuno che con la propria anima incoraggia un’altra persona ad essere coraggiosa e onesta”

Quel vecchio di Dickens c’aveva proprio ragione!

L’attuale distanziamento sociale, finalizzato al contenimento del rischio contagio pandemico Covid19, ha condotto all’introduzione di innovazioni in ambito lavorativo e scolastisco: ‘smartworking’, lezioni digitali, webcam e piattaforme online, che prima risultavano unicamente ‘strumenti d’ausilio’ ,ora sono divenute le componenti essenziali per lo svolgimento delle professioni e l’istruzione di ogni grado.

L’esempio lampante è la fallimentare digitalizzazione dell’istituzione scolastica che si pretende affermare, sulla scorta dell’emergenza pandemica, come l’ennesima conquista di civiltà: lezioni audiovisive a fascicoli stile “De Agostini”, compiti da consegnare via email in cui bisogna dar prova di se stessi soprattutto nell’uso del copia e incolla, interrogazioni farlocche, video call e piattaforme digitali: sono queste le forme con cui si sta profanando il sacro diritto dell’istruzione, l’arte dell’insegnamento e la propensione all’apprendimento. Questo fallace esperimento didattico che, agli occhi della Ministra dell’istruzione Azzolina pare una geniale ed innovativa intuizione da prorogare fino a settembre 2020, si sta rivelando sempre più insoddisfacente per professori ed alunni (specialmente per più piccoli e per chi si appresta ad esami). 

L’assenza di adeguato sostegno didattico sta intaccando il percorso formativo soprattutto degli studenti dei primi gradi e degli alunni con maggiori difficoltà di apprendimento. I docenti, di fatto, sono privati degli strumenti necessari ad operare le opportune verifiche sul grado di preparazione e sul livello di maturazione degli alunni trattandosi di valutazioni che possono essere operate solo con il contatto diretto, in alcun modo surrogabili dalla mendace parzialità dell’inquadratura televisiva: le modalità di verifica (compiti ed interrogazioni) sono limitate allo spazio circostante ripreso dalla webcam dello studente o dalla privacy che impongono le piattaforme digitali, motivo per il quale le prove audiovisive si prestano ad ogni forma di agevole escamotage fraudolento.

L’insegnamento a distanza – va detto – prescinde dei principi fondamentali della Pedagogia.

L’origine della parola deriva dalla Grecia del V secolo:

 παιδαγογία (paidagogía «condurre bambini, accompagnamento») da παῖς (bambino) +”ἄγω(condurre) 

È possibile dunque dedurre dall’etimologia che il percorso educativo preveda una COMPAGNIA ,cioè un sostegno umano. L’insegnamento a distanza è tutt’altro: si tratta di una esperienza che ci introduce, invece, ad una deprivante forma di transumanesimo della didattica. 

Inoltre è provato che la mancanza di interazione ‘face to face’ provochi l’ingente diminuzione dell’attenzione da parte di chi deve apprendere che, non sentendosi direttamente coinvolto psico-fisicamente, agevolmente si distrae.

La presenza umana, la componente emotiva ed il contatto fisico docenti – discenti sono le tre componenti fondamentali di cui necessita la trasmissione del sapere. Il resto va bene, sempre che ne venga riconosciuta la forma surrogata.

La condivisione del medesimo contesto spazio temporale (l’aula) è l’altro elemento essenziale per il processo formativo e di conoscenza di uno studente.  Solo in tal modo il discente apprende anche le imprescindibili modalità di convivenza civile, la condivisione di opinioni, la difformità di punti di vista e lo sviluppo delle capacità espositive. L’impossibilità di poter essere presenti nel medesimo ambiente depriva i docenti delle capacità di percezione effettiva del reale stato di apprendimento dell’alunno. La modalità di lezioni online innalza, peraltro, imponenti barriere scuola-alunno che finiscono, in non rari casi, per rivelarsi anche discriminatorie: non tutti disponiamo di dispositivi adeguati e connessioni Wi-Fi, e le famiglie sovente non dispongono della capacità reddituale per approvvigionarsi di apparecchi informatici della medesima qualità e dotati delle funzioni essenziali.  

I danni fisici e psichici che comporterebbe la digitalizzazione scolastica definitiva (analogamente allo smartworking) rischiano di rivelarsi irreparabili; ad esempio, si trascura la condizione di assoluta sedentarietà cui ci consegna tale dimensione di apprendimento: ne consegue anche l’esposizione a patologie rovinose come obesità e problemi cardiocircolatori. È scientificamente dimostrato che le apparecchiature elettroniche, il 5G e le radiazioni a lungo andare, abbasserebbero le nostre difese immunitarie oltre che intaccare udito e vista.

Utilizzando unicamente tastiere digitali, l’uso della scrittura manuale risulterebbe definitivamente abolito (poiché non riconosciuto più dalle istituzioni); la standardizzazione dei caratteri digitali esporrebbe anche a conseguente insorgenza di disturbi a carico dell’area neuronale che si investe la grafia nelle sue molteplici modalità espressive. Gli alunni non svilupperebbero più la loro creatività, la capacità di studiare con criticità e metodo, danneggerebbe inevitabilmente la loro sfera emotiva e lo sviluppo della personalità, risultandone vulnerate le capacità espositive e dialogiche.  

In questa fase cruciale per l’umanità, siamo tenuti a prevenire e contrastare l’inoculazione di un’ulteriore virus ancor più pernicioso del Covid: la digitalizzazione definitiva del lavoro e delle istituzioni, messa in atto come strategia dai poteri in carica al fine di annichilirci, dissociarci dalla realtà rendendoci vulnerabili ad ogni forma di manipolazione funzionale agli scopi dei ceti dominanti. 

L’invito è quello di impedire che questi “smart” meccanismi vengano prorogati oltre la durata delle fasi realmente emergenziali: è fondamentale tenere, in tal senso, alta la guardia affinché tali forme di espressione dell’essere umano non assumano dimensioni diverse da quelle di misure di protezione dall’epidemia pandemica.

 I genitori, gli insegnanti e gli studenti sono tenuti a lottare affinché non gli venga negata la possibilità di provare emozioni autentiche come la paura, l’ansia da compito in classe, la soddisfazione per un bel voto o la celebre ‘notte prima degli esami’ di cui i maturandi 2020 rischiano di essere in tal modo privati (dati i cambiamenti della modalità d’esame quale verrà effettuata tramite videochiamata. Vd. Decreto 06/04/20). 

Gli occhi dei professori hanno il dovere di illuminare le aule e le menti degli alunni con il loro sapere, affinché possano trasmettere nozioni ed insegnamenti di vita; lo studente deve poter catturare questa luce, mettersi autenticamente alla prova, sviluppare le abilità tramite la pratica e la creatività e, al termine del suo percorso scolastico, fare fruttare il suo talento.

Al fine di tutelare la sacralità del lavoro e l’autenticità dei mestieri, lo smartworking dovrà limitarsi ad essere semplice strumento di agevolazione e supporto provvisorio,  e non un sostituto dell’attività umana.

L’esortazione va infine ai politici, che non dovrebbero rinunciare a battersi per la tutela del paese: a tal fine, se non intendono tradire il mandato che gli è stato conferito, sono tenuti a sfondare le porte dell’ormai insalubre parlamento affinché possano INCARNARE e non ‘TWITTARE’ la rappresentanza popolare( diritto di cui oggi siamo esenti).I

  Siamo quindi tenuti ad agire, attivarci per il nostro futuro cosicché s’impedisca che l’incombente emergenza pandemica oltre che provocare vittime, annienti definitivamente le nostre menti e ci imprigioni in gabbie di schermi elettromagnetici.

Benedetta Ippolito

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