Bonus nichilismo


L’umanità vive una generalizzata condizione paradossale: nell’era del progresso, della precisione tecnologica e del ritmo impeccabile degli impulsi elettronici, assume dimensioni crescenti l’incertezza per il futuro. Il motivo di tale smarrimento morale, che preme specialmente negli animi dei più giovani, è rintracciabile nel progressivo loro distacco da qualunque tipo di esperienza empirica. L’accecamento da fasci luminosi emessi dai dispositivi “smart”, a cui si è sottoposti inevitabilmente e con quotidiana regolarità al fine di poter svolgere quelle consuete attività come operazioni bancarie, postali, amministrative e didattiche, ci sta estraniando dalle condizioni essenziali per l’accrescimento della socialità individuale (es. Confrontarsi con un operatore allo sportello degli uffici o acquistare prodotti e farsi consigliare direttamente dal venditore).

Vero è che ci stiamo incamminando inconsapevolmente in quella che il celebre scrittore portoghese J.Saramago avrebbe definito “lattiginosa sventura”;
L’autore portoghese, nel suo capolavoro “Cecità”, racconta la storia di una misteriosa ed improvvisa epidemia che cagiona la cecità agli infetti e li costringe, privi di vista, a recludersi in un lazzaretto. La cieca convivenza fra i malati sfocia così in una condizione di totale precarietà e disumanità, e la perdita di qualsiasi speranza di guarigione da tale flagello epidemico. La vicenda narrata da Saramago prefigurava condizioni non dissimili da quelle in cui l’umanità versa dall’inizio della pandemia Covid19.


Chiunque abbia letto ed apprezzato il famoso romanzo del sopramenzionato autore, è ben consapevole dei rischi che comporta l’epidemia del “mal bianco”: vivere nell’incapacità di riconoscere razionalmente la realtà circostante, affidandosi alla conoscenza parziale, ricorrendo unicamente all’immaginazione e dunque, impedisce di discernere il vero dalla realtà circostante. Le conseguenze disastrose dell’epidemia di “Agnosia bianca”, riscontrate dai protagonisti del romanzo fra cui, l’egoismo, la violenza e la sopraffazione dell’uno sull’altro, sono parte di un processo di disumanizzazione che, nel protrarsi dello stato di emergenza, anche adesso si sta verificando.
“…ma nel caso ci fosse, sarebbe un governo di ciechi che vogliono governare dei ciechi e cioè il nulla che pretende di organizzare il nulla, allora non c’è futuro…” J. Saramago-Cecità
Lo scrittore della scuola portoghese aveva crudamente preconizzato ciò che sarebbe accaduto: la cecità non priva unicamente della possibilità di poter conoscere verità alcuna ma, soprattutto, di qualsiasi prospettiva lungimirante.
Come i ciechi nel romanzo non sono in grado di intraprendere alcun percorso, poiché incapaci di individuare una possibile via di fuga così, l’attuale generazione, priva di personali disegni di vita lungimiranti, si abbandona ad una situazione di stasi psico-fisica e morale.


Desta interesse l’opinione del filosofo Umberto Galimberti circa una tematica a lui particolarmente cara; il nichilismo che contraddistingue le nuove generazione:
“il Nichilismo è figlio della mancanza di futuro[…] droga e alcool sono anestetici contro quest’angoscia”
Secondo la sopramenzionata opinione, anni fa, il futuro conteneva delle promesse; di fatto, la consapevolezza un disegno lungimirante prevedibile, è motivante, specie per i più giovani. Quando però, tali prospettive vengono a mancare, subentra il culto della movida obbligatoria e la cultura dello sballo come unica fuga dalle difficoltà della vita.

Ulteriore preconizzazione di Saramago: durante loro condizione di quarantena, ai protagonisti, colpiti dall’accecante “mal bianco”, non resta altro che l’istinto di sopravvivenza che ne provoca l’imbarbarimento ogni qual volta si presenti occasione di approvvigionamento e divisione delle esigue razioni cibo a loro offerte. Analoga è la situazione attuale: l’accaparramento di qualsiasi forma di bonus fasullo/agevolazione finanziaria/ elemosina di cittadinanza (ottenuta mediante l’aumento delle tasse che va gravando sulla residua popolazione attiva) è divenuto l’unico credo di una generazione senza sogni e senza aspirazioni.

E dunque, in questo stato di perdita di qualsiasi senso di vitalità, l’unico dinamismo dell’esistenza, è divenuto la velocità del bonus monopattino elettrico (con potenza pari a quella di un qualsiasi insetto invertebrato). La mancanza di ambizioni, induce i giovani all’immediata decisione di evitare la via faticosa del lavoro ed intraprendere, ad occhi bendati, la via più semplice e sicura: intascare le comode agevolazioni che, alimentando il debito, pregiudicano le possibilità di ripresa economica. Non sarebbe sbagliato denominare “bonus nichilismo” le elemosine di cittadinanza concepite per una generazione di nullafacenti, il cui obiettivo nella vita, è la nullificazione di sé stessi.

“…Tutto il sistema bancario crollò in un soffio, come in un castello di carte, e non perché il possesso di denaro avesse cessato di essere apprezzato, prova ne sia che chi ce l’ha non vuole mollarlo, adducendo che non si può prevedere come sarà il domani…” J.Saramago-Cecità

Un quesito che sorge frequentemente nel romanzo di Saramago, è la differenza che sussiste tra una cecità genetica ed il “mal Bianco”; il cieco dalla nascita, consapevole del suo disagio, ma spinto dalla brama di verità, potenzia gli altri sensi di cui dispone per conoscere la realtà circostante. Il mal bianco, di cui parla l’autore portoghese, è invece la metafora che aderisce perfettamente all’attuale situazione generazionale: l’indolenza e il menefreghismo di chi non ha sete di conoscenza, pur disponendo di tutti i mezzi possibili per acquisirla.


In conclusione, è Galimberti a sollecitare calorosamente i giovani ad evadere da questa condizione di “oblomovismo generazionale”, ripristinando uno stile di vita austero che poggi sulla responsabilizzazione, la disciplina ed il lavoro:
“I ragazzi non hanno il senso del limite, reintrodurrei il servizio militare[…] L’opulenza non educa, la società austera si”

L’invito che s’intende muovere calorosamente alle nuove generazioni è quello di vivere una vita attiva; essere bramosi di conoscenza, nutrire aspirazioni, coltivare passioni, accrescere i propri talenti ed affrontare le difficoltà: solo in tal modo sarà possibile evadere dal presente oscuro e costruire così, un futuro luminoso e dignitoso.

Benedetta Ippolito

UNTHÈCONTE

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