L’indice dei classici banditi;”Cancel culture” e le università americane

La statua di Cristoforo Colombo, diveltata barbaramente lo scorso 10 giugno a Boston durante le rivolte antirazziste, fu un chiaro indicatore del processo di moderno ostracismo che da pochi giorni si è pericolosamente concretizzato alla Howard University di Washington con gli interventi del copresidente Kamala Harris. La vice di Biden colpevolizzando i classici del pensiero e della letteratura di ‘white supremacy‘, ha acconsentito all’eliminazione di questi dal programma di studi, sostituendoli con ‘altro’.

Tuttavia non ci sarebbe da stupirsi se tale provvedimento è stato accolto dagli studenti; la Howard university,che in passato era chiamata “Harvard nera”, è l’ateneo dove si formò Kamala Harris e, fra i suoi studenti più celebri, oltre la vicepresidente Usa anche il giudice della Corte Suprema Thurgood Marshall e l’ex ambasciatore Usa presso l’Onu Andrew Young . E’ qui che si forma l’intellighenzia afroamericana e la classe dirigente di colore del Paese.
La Howard però non è la sola accademia ad accogliere tale iniziativa;
l’ Università di Leicester ad esempio, intende abbandonare lo studio del padre della letteratura inglese Geoffrey Chaucer per far posto a nuovi “moduli sulla razza e la sessualità”.
Ad essere additati dalla ‘cancel culture’ non sono solo opere come ”Beowulf”, ”Paradiso perduto” o “I racconti di Canterbury”(celebre raccolta che ispirò Pier Paolo Pasolini), ma addirittura i classici della cultura greca e latina che, si ricordi in realtà, furono le fondamenta del pensiero democratico e delle politiche d’integrazione fra popoli. Pertanto, non avendo reali giustificazioni per eliminare le tracce primordiali della cultura, le propagande adducono appositamente motivazioni banali che trascendono in manifestazioni di totale ignoranza: una fra le più clamorose, riguarda l’esistenza delle sole statue bianche che vengono volutamente fatte credere come simbolo di affermazione dell’uomo bianco sul nero (è risaputo che il supporto materiale marmoreo utilizzato dai greci e dai latini non era reperibile in varietà scura).


A tal proposito, è inevitabile citare Pasolini, quale illustrò il meccanismo pro-capitalista messo in atto dai movimenti di contestazione globalista: se eliminiamo la cultura umanistica di un popolo, i legami alle tradizioni e alle origini, ciò che resta è il numero, la materia ed il consumo.
La storia dimostra che l’identità di un popolo si genera partendo dall’incontro-scontro di più tradizioni, popoli e culture. In tal prospettiva, l”epurazione di una tradizione culturale dagli studi non può esser vista come una conquista del popolo nero ma piuttosto come l’eliminazione del concetto d’ identità dei popolo. Seguendo questa logica, si comprende che lo scopo dei tagli alla nostra ”vergognosa” cultura occidentale sia tutt’altro; se il popolo viene privato di identità, esso cessa di esistere poiché non ha elementi su cui fondarsi, di conseguenza l’individuo, non riconoscendosi in una comunità versa in uno stato di alienazione, divenendo la pedina prediletta del dominio ceocapitalista.
L’invito è quello di non farci persuadere dall’idea globalista che il nostro patrimonio culturale sia ‘da revisionare’ poiché reputato strumento di discriminazione di cui vergognarci. Ravvediamoci piuttosto di tutelare, promuovere ed incrementare gli studi umanistici.
A differenza di quanto sta avvenendo nelle accademie afro-americane, in Canada ad esempio, all’università di Toronto, per i 700 anni dalla morte dell’Alighieri, il Professor Farzoco sta tenendo degli incontri nella prestigiosa accademia italianistica in cui si cimenta nella lettura in pubblico della Commedia nelle diverse lingue autoctone Canadesi , francesi, tedesche e nelle varietà di dialetti italiani. L’iniziativa del professore Italo-Canadese ha riscosso un grande successo fra le accademie, migliorando l’approccio degli studenti stranieri ai testi classici italiani.

Benedetta Ippolito
UNTHÈCONTE

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